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Sentenza 779 2015

N. 00779/2015 REG.PROV.COLL.

N. 00320/2013 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 320 del 2013, proposto da:
Aimeri Ambiente, Stirano S.r.l., Proteo Societa’ Cooperativa Sociale, tutte rappresentate e difese dagli avv. Riccardo Montanaro, Enzo Robaldo, Cristiana Romano, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Riccardo Montanaro in Torino, Via del Carmine, 2;

contro

Consorzio Albese Braidese Servizi Rifiuti – Coabser, rappresentato e difeso dagli avv. Marco Pizzetti, Andrea Poesio, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Marco Pizzetti in Torino, Via Mercantini, 6; Bra Servizi S.r.l.;

nei confronti di

Cooperativa Lavoratori Ausiliari del Traffico L.A.T. – Cooplat – R.T.I. con Bra Servizi S.r.l. e De Vizia Transfer S.P.A, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, rappresentate e difese dagli avv.ti Claudia Pronzato, Gennaro Macri, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Claudia Pronzato in Torino, Via Colli 4;

per l’annullamento

della determinazione n. 16 del 4.3.2013, a firma del Responsabile del Settore Tecnico del Consorzio Albese Braidese Servizi Rifiuti-CoABSeR, di aggiudicazione definitiva dell’appalto per l’affidamento dei servizi di raccolta rifiuti solidi urbani e assimilati ed altri servizi igiene urbana (C.I.G. n. 4579251577) in favore del constituendo R.T.I. controinteressato;

della nota prot. n. 374 a firma del Responsabile Tecnico e datata 5 marzo 2013, con la quale è stata data comunicazione dell’aggiudicazione;

del provvedimento negativo tacito di mancata esclusione dalla gara del R.T.I. controinteressato;

di tutti gli atti della procedura di gara, con particolare riferimento ai verbali della Commissione giudicatrice e agli atti assunti in relazione alla ammissione dei concorrenti, alla valutazione delle offerte tecniche, alla attribuzione dei punteggi e alla verifica di anomalia dell’offerta prima graduata;

di ogni atto connesso, presupposto o successivo, preparatorio o consequenziale, ivi compreso il contratto eventualmente stipulato con il controinteressato R.T.I.;

del bando di gara; del provvedimento di nomina della commissione di gara, reso con determina n. 49 del 28.11.2012; dei verbali delle sedute di gara; di tutti gli atti della disciplina di gara nonché degli atti presupposti, antecedenti, connessi, conseguenti o attuativi;

per il risarcimento del danno.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Consorzio Albese Braidese Servizi Rifiuti – Coabser e di Cooperativa Lavoratori Ausiliari del Traffico L.A.T. – Cooplat – R.T.I. con Bra Servizi S.r.l. e De Vizia Transfer S.P.A;

Visto l’atto di costituzione in giudizio proposto dal ricorrente incidentale Cooperativa Lavoratori Ausiliari del Traffico L.A.T. – Cooplat R.T.I. con Soc. Bra Servizi e De Vizia Transfer S.p.A., rappresentato e difeso dagli avv. Claudia Pronzato, Gennaro Macri’, con domicilio eletto presso Claudia Pronzato in Torino, Via Colli 4;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Visti gli artt. 74 e 120, co. 10, cod. proc. amm.;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 16 aprile 2015 la dott.ssa Silvana Bini e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

Con bando pubblicato il 2 ottobre 2012 sulla GUUE il Consorzio Albese Braidese Servizi Rifiuti (da ora anche solo Consorzio), ha indetto una procedura aperta per l’affidamento settennale del servizio di raccolta rifiuti solidi urbani e assimilati ed altri servizi specificati nel capitolato speciale d’appalto, per un importo a base d’asta pari a euro 23.485.373, 00 da aggiudicarsi con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, prevedendo 50 punti per l’offerta tecnica e 50 per quella economica.

I comuni destinatari del servizio sono 53, per circa 110.000 abitanti utenti, con possibilità di estensione al Comune di Alba.

Partecipava alla gara la ricorrente, in ATI, presentando l’offerta nel termine prestabilito, termine entro il quale giungevano anche altre tre offerte, tra cui il raggruppamento aggiudicatario, odierno controinteressato, composto da Cooplat, Bra Servizi e De Vizia Trasfert (da ora anche solo Cooplat).

Nelle sedute riservate del 7.1.2013 e del 9.1.2013 la commissione di gara procedeva alla valutazione delle offerte tecniche, assegnando 43,785 punti alla ricorrente e 42,988 al raggruppamento Cooplat.

All’esito dell’apertura dell’offerta tecnica risultava prima classificata la Cooplat, con un punteggio complessivo di 92,075 e seconda la ricorrente, con 91,904 punti.

L’offerta della Cooplat veniva sottoposta a verifica di anomalia, all’esito della quale risultava aggiudicataria.

Con il ricorso ritualmente notificato il 4 aprile 2014 e depositato il 12 aprile 2014, la ricorrente, seconda classificata impugna gli atti indicati in epigrafe, articolando le seguenti censure:

1) violazione della lex specialis; violazione dell’art 76 del d.lgs. n. 163 del 2006, violazione di legge, per il divieto di reformatio in pejus, violazione dei principi generali in materia di gare pubbliche e dei principi di libera concorrenza, parità di trattamento, trasparenza, proporzionalità, eccesso di potere per travisamento dei fatti, omessa istruttoria: l’offerta dell’aggiudicataria contiene elementi contrastanti con le prescrizioni della lex specialis; in particolare:

a) è stato offerto un servizio differente, con modifiche dei giorni di passaggio;

b) vi era l’obbligo di riassunzione dei dipendenti a carico del subentrante: la Cooplat assolve a detto obbligo, violando però il divieto della reformatio in pejus, poiché modifica l’inquadramento di un tecnico;

2) violazione degli artt 87 e 88 del d.lgs. n. 163 del 2006 ed eccesso di potere per omessa istruttoria, travisamento dei fatti: il procedimento di anomalia è viziato, sotto i seguenti profili:

a) errore di calcolo del costo del personale, in quanto è stato indicato un costo inferiore;

b) è stato omesso il costo della struttura impiegatizia:

c) è stato omesso il costo di alcuni servizi;

3) violazione dell’art 83 del d.lgs. n. 163 del 2006 ed eccesso di potere per omessa istruttoria, travisamento dei fatti; violazione dell’art 3 L. 241/90, eccesso di potere per difetto di istruttoria, sviamento: sono emersi macroscopici vizi nell’attribuzione dei punteggi dell’offerta tecnica, sotto i seguenti profili:

a) errore di valutazione del parametro “organizzazione nettezza urbana”: alla stessa tipologia di servizio offerto è stata data una valutazione diversa;

b) errore di valutazione del personale operativo: è stato assegnato un maggior punteggio alla Cooplat, che ha offerto un numero inferiore di personale;

c) errore di valutazione delle certificazioni: come verrà rappresentato nei motivi successivi, la commissione ha assegnato punteggi differenziati a concorrenti in possesso della stessa certificazione di qualità.

In via subordinata viene rilevata l’illegittimità della lex specialis, di tutti gli atti di gara e dell’atto di nomina della Commissione, facendo quindi valere l’interesse alla riedizione dell’intera procedura:

4) violazione dell’art 83 del d.lgs. n. 163 del 2006 e dell’allegato P del DPR 207/2010; violazione dei principi di buon andamento, di correttezza, trasparenza: la procedura risulta viziata per gravi lacune negli atti di gara, soprattutto per quanto attiene ai criteri di valutazione delle offerte e le modalità di attribuzione dei punteggi:

a) sono state indicate in modo generico le ragioni in forza delle quali i punteggi sarebbero stati attribuiti: per il personale è stata prevista l’attribuzione di 10 punti, senza indicare la modalità di attribuzione del punteggio; ugualmente per le proposte migliorative;

b) alcuni criteri sono considerati secondo parametri quantitativi e quindi avrebbero dovuto essere valutati con formula matematica di cui all. P, in particolare il criterio del personale;

c) alcuni criteri costituiscono requisiti soggettivi dei concorrenti: la certificazione di qualità è un requisito soggettivo, mentre è stato considerato un criterio di valutazione dell’offerta;

d) la parametrazione di alcuni punteggi risulta illogica e sproporzionata: risulta sproporzionata l’attribuzione di 2 punti per automezzi di scorta e 1 punto per nuovi automezzi; nonché la ripartizione di 16 punti per l’organizzazione delle raccolte e 3 punti per l’organizzazione della nettezza urbana;

5) violazione dell’art 83 e dell’art 2 del d.lgs. n. 163 del 2006 violazione dei principi di buon andamento, di correttezza, trasparenza, illogicità, irrazionalità, violazione dei principi di buon andamento: l’attribuzione dei punteggi è avvenuta senza alcuna motivazione;

6) violazione dell’art 84 comma 4 del d.lgs. n. 163 del 2006; violazione del principio costituzionale di imparzialità e buon andamento della PA; violazione dei principi vigenti in materia di gare pubbliche e in particolare dell’art 2 D. lga. 163/2006: in commissione è stato nominato il Dott. Gianoglio che ha predisposto gli atti di gara e ha svolto una funzione di assistenza e di valutazione, oltre aver seguito la fase dell’accesso;

7) violazione di legge, violazione del principio di continuità e concentrazione degli atti di gara; della par condicio, del principio della custodia e segretezza dell’offerte, violazione dei principi di economicità, efficacia e trasparenza, non essendo stata riportata nei verbali alcuna indicazione della modalità di conservazione dei plichi durante la fase della gara.

La ricorrente chiede altresì la condanna al risarcimento del danno in forma specifica, mediante aggiudicazione del servizio, ovvero per equivalente.

Si sono costituiti, chiedendo il rigetto dell’impugnativa, il Consorzio e la controinteressata; quest’ultima ha notificato in data 2 maggio 2013 ricorso incidentale, volto a dimostrare l’illegittimità dell’ammissione alla gara dell’a.t.i. ricorrente, per motivi così rubricati:

1) violazione dell’art. 38 del d.lgs. n. 163 del 2006, eccesso di potere per carenza di istruttoria: la stazione appaltante ha omesso di rilevare la mancata correttezza contributiva della Aimieri, che alla data dell’ottobre 2012 aveva un debito nei confronti dell’INPS di € 1.012.462,85 e verso l’INAIL alla data del 18 gennaio 2013 di € 6 milioni.

2) violazione dell’art. 38 del d.lgs. n. 163 del 2006, in quanto risulta anche che Aimeri abbia in corso procedure concorsuali;

3) violazione dell’art. 38 del d.lgs. n. 163 del 2006, violazione dell’art 3 L. 241/90, eccesso di potere per carenza di istruttoria: un socio della Aimeri ha riportato condanne penali passate in giudicato.

L’istanza cautelare è stata respinta con ordinanza di questa Sezione n. 254 del 14 giugno 2013, con la seguente motivazione “Ritenuto, ad un primo sommario esame compatibile con la fase cautelare, che il ricorso non paia assistito dal prescritto fumus boni iuris in quanto:

le minimali modifiche dei giorni della raccolta (presenti anche nell’offerta dalla ricorrente) non possono essere intese come ragioni di inammissibilità dell’offerta;

le differenze di livelli contrattuali sono dovute alla differenza del CCNL applicabile ma non implicano abbassamenti retributivi o modifiche della disciplina sostanziale del rapporto lavorativo (come tali neppure allegati in ricorso);

i presunti vizi di anomalia o incidono per importi ampiamente inferiori all’utile dichiarato o non sono effettivamente tali, in quanto le spese per il personale impiegatizio e dirigenziale sono inserite nell’offerta dell’aggiudicataria fra le spese generali;

il sindacato sui punteggi attribuiti di cui al terzo motivo di ricorso invade il merito di spettanza della commissione giudicatrice e non evidenzia palesi irrazionalità o incongruità in fatto;

i criteri e sub-criteri del bando paiono idonei e taluni aspetti, pur afferendo in astratto ai requisiti di ammissione, sono ragionevolmente anche parametri di valutazione della pregio intrinseco della prestazione; in definitiva nessuna palese irrazionalità emerge dal bando o dal giudizio della commissione;

non sussiste la lamentata incompatibilità tra la funzione di commissario ed il mero supporto istruttorio di mera ricognizione della situazione esistente, scevro da ogni forma di valutazione; né ha rilevanza la funzionale competenza a rispondere a successive istanze di accesso;

ritenuto dunque che il ricorso non paia nel complesso assistito dal prescritto fumus boni iuris (fermo l’onere dell’amministrazione di effettuare un puntuale vaglio dei requisiti e della posizione dell’aggiudicataria) risulta irrilevante l’analisi dei motivi di ricorso incidentale”.

Il Giudice d’appello (Sez. V ordinanza n. 4043/2013), ha ritenuto invece prioritario il profilo della fondatezza del ricorso incidentale.

Le parti hanno svolto difese in vista della pubblica udienza del 16 aprile 2015, nella quale la causa è passata in decisione.

DIRITTO

1) Il Collegio ritiene di esaminare il ricorso principale, seguendo l’orientamento anche recentemente confermato, secondo cui per ragioni di economia processuale resta fermo l’esame prioritario del ricorso principale che risulti infondato (Consiglio di Stato sez. V n. 1565 del 23/03/2015).

Non si ravvisano infatti ragioni per discostarsi dalla decisione assunta in sede cautelare.

2) Nel primo motivo parte ricorrente sostiene che l’offerta dell’aggiudicataria contiene elementi contrastanti con le prescrizioni della lex specialis, tali da renderla inammissibile e inaccettabile, perchè sarebbe stato offerto un servizio diverso, per due profili di seguito esaminati.

2.1 Cooplat offre un servizio differente, poiché ha variato i giorni di raccolta e le frequenze; tale modifica incide non tanto sul numero di raccolta settimanale, ma sulla distanza tra i giorni di passaggio del servizio di raccolta, prestabiliti dal capitolato.

Aver ridotto il numero dei passaggi (per il Comune di Canale non è indicato il martedì) e aver modificato il giorno di passaggio (per i Comuni di Castagnito, Santo Stefano Belbo), implica che viene cambiata la modalità esecutiva del servizio, in violazione alla disciplina di gara che non ammette variazioni al servizio rispetto ai giorni di raccolta e alle frequenze; in particolare il capitolato speciale d’appalto richiede all’art 17 il rispetto delle schede tecniche dell’allegato 2, che riportano il dettaglio del servizio per ciascun comune.

Evidenzia poi parte ricorrente nella memoria del 31 marzi 2015, che la tipologia di appalto non permette variazioni in sede di offerta e il calendario di raccolta poteva essere modificato solo dalla stazione appaltante, in fase di attivazione del servizio.

La tesi di parte ricorrente non dà il giusto rilievo all’art 3 terz’ultimo capoverso del Disciplinare di gara, che prevede la possibilità di proposte migliorative, a condizione che rispondano alle esigenze minime richieste dal capitolato speciale d’appalto.

Quindi la ATI Cooplat si è solo avvalsa della facoltà di presentare proposte migliorative, che garantiscono il servizio, al pari di quanto ha fatto la ricorrente, che ha modificato alcuni giorni di passaggio per il Comune di Barbaresco, ha ridotto il passaggio per la raccolta carta nel Comune di Govone e ha modificato per lo stesso Comune i giorni di raccolta della plastica.

In considerazione della “esiguità” delle modifiche apportate da entrambe le partecipanti, non si può certamente qualificare l’offerta come inadeguata, cioè non corrispondente al servizio richiesto: la ricorrente a fronte di un servizio rivolto a 53 Comune, con 200 servizi di raccolta, ha previsto una variazione nei tempi di passaggio della raccolta per quattro comuni e modificato tre servizi, mantenendo invariato il numero totale e le frequenze della raccolta.

2.2 Ulteriore profilo di inammissibilità dell’offerta attiene al mancato rispetto dell’obbligo di riassunzione dei dipendenti: il capitolato all’art 14 prevede che il personale in servizio al 1.9.2012 “dovrà essere obbligatoriamente assunto dall’impresa subentrante secondo quanto disposto dal CCNL di categoria. In favore di detto personale dovrà essere mantenuto lo stesso trattamento economico contrattuale già corrisposto dall’impresa cessante, ivi compresi gli aumenti di anzianità corrispondenti all’effettivo periodo di lavoro prestato ininterrottamente alle dipendenze delle precedenti imprese operanti nel settore”.

L’aggiudicataria avrebbe invece modificato l’inquadramento del responsabile tecnico dell’impresa cedente dall’ 8 ° livello al 5 °, causando un demansionamento e in tal modo non rispettando le prescrizioni del capitolato. Ribadisce poi parte ricorrente nella memoria del 31 marzo 2015 che il nuovo inquadramento non sarebbe neppure giustificato dal diverso contratto, poiché anche il gestore uscente applica il contratto FISE.

La questione in esame deve essere affrontata da due profili: il rispetto dell’obbligo posto nel capitolato e la validità della clausola sociale.

Partendo da questo ultimo aspetto si deve osservare che secondo l’orientamento oggi prevalente, l’inserimento nella lex specialis di gara della c.d. clausola sociale di ‘riassorbimento’ è legittima se essa è interpretata nel senso che l’appaltatore subentrante deve prioritariamente assumere gli stessi addetti che operavano alle dipendenze dell’appaltatore uscente, ma solo a condizione che il loro numero e la loro qualifica siano armonizzabili con l’organizzazione d’impresa prescelta dall’imprenditore subentrante, sulla base del presupposto che l’iniziativa economica privata è sì libera, ma deve avere riguardo anche all’utilità sociale. Tale clausola, ove richiamata dal bando, ha sì portata cogente, ma nel senso che l’offerente non può ridurre ad libitum il numero di unità da impiegare nell’appalto (potendo, peraltro, impugnare la clausola del bando ove il numero di unità fino a quel momento adibito al servizio sia incongruo e sovrabbondante), senza, però, che tale clausola comporti l’obbligo per l’impresa aggiudicataria di assumere a tempo indeterminato ed in forma automatica e generalizzata tutto il personale già utilizzato dalla precedente impresa affidataria del servizio.

Nel caso di specie il contenuto del capitolato impone l’obbligo di assunzione del personale, garantendo lo stesso trattamento economico contrattuale già corrisposto dall’impresa cessante, ivi compresi gli aumenti di anzianità corrispondenti all’effettivo periodo di lavoro prestato ininterrottamente alle dipendenze delle precedenti imprese operanti nel settore.

La Cooplta ha inquadrato un dipendente in una qualifica differente, in considerazione delle mansioni effettivamente svolte, ma ha per contro dimostrato di garantire la medesima retribuzione (tanto che i costi relativi alla figura in questione corrispondono al livello originario).

Pertanto l’inquadramento di un operatore in una qualifica differente rispetto alla precedente, che non incide sul profilo retributivo, rispetta la prescrizione del capitolato, finalizzata a garantire prioritariamente la medesima retribuzione e l’anzianità di servizio.

Resta peraltro fermo (come ha recentemente affermato da ultimo la sentenza del Cons. St., sez. VI, 27 novembre 2014, n. 5890) che “la verifica sul rispetto dell’obbligo di salvaguardia della c. d. clausola sociale dovrà essere effettuata nella fase di avvio del servizio”, per cui l’impegno al rispetto delle condizioni contrattuali e retributive previste in favore del personale impiegato nell’appalto va assolto in sede di esecuzione del contratto e non in sede di partecipazione alla gara. (Cons. St., III Sezione, n. 3639 del 9 luglio 2013).

3) Il secondo motivo verte sul sub procedimento di anomalia, avviato con richiesta del 15 febbraio 2013, rispetto ai seguenti elementi di valutazione: organizzazione dei servizi, proposte migliorative, personale impiegato, parco mezzi e attrezzature. Parte ricorrente contesta la inadeguatezza delle giustificazioni e conseguentemente il difetto di istruttoria, per errori grossolani della stazione appaltante, poiché sarebbe stato indicato un costo di € 15.370,00, del personale operativo; nel calcolo complessivo non sarebbe incluso il costo della struttura impiegatizia e dirigenziale, per un valore pari a € 201.440,61 all’anno; da ultimo, non sarebbero stati inclusi i costi per l’impiego dei mezzi (le ore d’impiego dei mezzi nei servizi di pulizie di mercati, nella raccolta del vetro, nella raccolta domiciliare dei rifiuti vegetali).

Come già affermato in sede cautelare, anche questa fase procedimentale non pare affetta da vizi rilevati, in quanto la somma derivante dalla mancata indicazione dei costi del personale e dei mezzi (in totale € 25.000/annuo) è ben inferiore all’utile dichiarato.

Quanto alla voce più rilevante del costo della struttura impiegatizia e dirigenziale, lo stesso viene ricompreso nel costo generale di € 207.541,40, di cui alla tabella 9.

Viene altresì specificato che le spese generali sono calcolate nella percentuale del 5,45% dei servizi: si tratta di un costo inferiore rispetto ai costi generali previsti negli appalti simili, perché la sede, i servizi e le utenze sono già presenti e operative sul territorio.

4) Nella terza censura si affronta il profilo dell’attribuzione dei punteggi tecnici: sostiene la ricorrente che vi sarebbero indici sintomatici del non corretto esercizio del potere, ambito che ben può essere sottoposto al sindacato di legittimità del Giudice amministrativo.

Anche questo motivo, seppur molto argomentato, non è però fondato.

Viene contestata l’assegnazione di punteggio per la voce “organizzazione nettezza urbana”, in quanto pur avendo offerto lo stesso servizio, è stato dato un punteggio differente (3 punti alla prima e 2,667 alla ricorrente).

La difesa del Consorzio ha evidenziato come dalla relazione di presentazione dei servizi emerga una differenza in termini di qualità dell’organizzazione del servizio: la Cooplat infatti ha previsto una attività di ricognizione dettagliata dei servizi e delle modalità di svolgimento degli stessi in caso di un incremento nella produzione ei rifiuti, presentando un progetto più articolato rispetto a quello presentato dalla Aimeri.

Ciò giustifica lo scarto, seppur minimo di punteggio.

Al punto b) è contestata l’attribuzione di punteggio per il parametro “personale operativo”, per il quale rispettivamente è stato assegnato il punteggio di 6,588 e 5,647.

Il raggruppamento ricorrente sostiene di aver indicato 64 dipendenti a fronte dei 61 indicati dalla aggiudicataria, cioè perché Aimeri ha introdotto il concetto di “personale equivalente”, calcolato sulla base delle ore svolte dal personale, comprese le ore straordinarie.

Tuttavia la diversità di punteggio si giustifica perché i 61 dipendenti sono operativi e a tempo pieno, mentre la ricorrente ha indicato 58 operatori a tempo pieno, uno a tempo parziale, a cui pretende di aggiungere il numero di 5 dipendenti come “personale equivalente”.

La differenza di punteggio si giustifica però perché il disciplinare prevede che “verranno valutati gli addetti complessivamente impiegati con particolare attenzione per il personale operativo destinato all’esecuzione concreta dei servizi”.

E stato quindi dato rilievo al personale destinato al servizio, mentre il concetto di “personale equivalente” non rappresenta una risorsa reale e rischia di riferirsi semplicemente al personale che svolge ore straordinarie, ma non costituisce un valore aggiunto, perché non si tratta di addetti in più, ma solo di addetti che svolgono più ore.

Da ultimo l’errore della commissione riguarderebbe la valutazione delle certificazioni: come verrà rappresentato nel motivo successivo, la commissione avrebbe assegnato punteggi differenziati a concorrenti in possesso della stessa certificazione di qualità.

Anche questo motivo è smentito per tabulas, poiché lo scarto minimo di punti trova giustificazione nella diversità di certificazioni.

5) In via subordinata parte ricorrente lamenta l’illegittimità della lex specialis e della nomina della Commissione facendo quindi valere l’interesse alla riedizione dell’intera procedura.

Nel quarto motivo si censurano gli atti di gara e in particolare i criteri di valutazione delle offerte e le modalità di attribuzione dei punteggi.

Viene affermato che sono state indicate in modo generico le ragioni in forza delle quali i punteggi sono attribuiti; alcuni criteri sono considerati parametri quantitativi per cui dovevano essere valutati con la formula prevista nell’all. P dpr 207/2010, altri criteri costituiscono requisiti soggettivi e non potevano pertanto essere valutati, e la parametrazione presenterebbe profili di illogicità.

Anche rispetto a questa censura il Collegio conferma quanto già affermato in sede cautelare, circa la idoneità dei criteri e sub-criteri del bando.

Per il personale (punto 4 della Tab. n. 1) il disciplinare chiaramente stabilisce che oggetto di valutazione non è la dotazione complessiva, ma solo quella “impiegata, con particolare attenzione per il personale operativo destinato all’esecuzione concreta dei vari servizi” : contrariamente a quanto affermato da parte ricorrente, il criterio è chiaro nel fare riferimento esclusivamente al personale destinato allo svolgimento del servizio.

Al punto b) la ricorrente lamenta una commistione tra criterio meramente quantitativo del personale e metodo valutativo: la genericità della disciplina di gara farebbe propendere per una valutazione meramente quantitativa del personale, con necessità quindi di applicare la formula matematica dell’All. P del DPR 207/2010.

Anche questa censura non può trovare accoglimento.

Il Disciplinare di gara al par. 3 prevede criteri di valutazione e relativi punteggi, sub-criteri di valutazione e criteri motivazionali per l’attribuzione dei punteggi.

Per il personale viene prevista, già nella lex specialis, la duplice valutazione, in base a parametri qualitativi (ruolo degli addetti) e quantitativi (numero degli addetti); la commissione ha applicato i criteri prestabiliti, per cui nessuna illegittimità si può ravvisare nel suo operato per la mancata applicazione della formula matematica sopra indicata.

Viene poi affermato (punto c) che alcuni criteri costituirebbero requisiti soggettivi di partecipazione: la certificazione di qualità viene contemplata come una la voce n. 6 della tabella 1, con l’attribuzione di punti 2.

Si violerebbe in tal modo il principio di necessaria distinzione tra requisiti soggettivi dei concorrenti dai criteri di valutazione.

Anche questo profilo non è fondato.

La certificazione di qualità non è prevista come requisito di partecipazione, ma solo nell’ambito della valutazione dell’offerta tecnica, con assegnazione di 2 punti.

Ciò da un lato esclude qualsiasi rischio di commistione, ma dall’altro non inficia la lex specialis, poiché la certificazione può essere elemento qualitativo dell’offerta, soprattutto nel caso di appalti di servizi, quando attesta una particola attitudine o esperienza del concorrente nel settore oggetto del servizio.

Da ultimo si contesta la parametrazione di alcuni punteggi: risulta illogica e sproporzionata l’assegnazione di due punti per gli automezzi di scorta e 1 solo per quelli nuovi, nonché l’assegnazione di 16 punti per l’organizzazione della raccolta e 3 per quella della nettezza urbana.

Salva la discrezionalità di cui gode l’amministrazione nello stabilire i criteri, il punteggio differente risponde ad una logica di garanzia del servizio: gli automezzi di scorta assicurano la continuità del servizio, anche in situazioni di emergenza, mentre la introduzione di mezzi nuovi attiene al diverso profilo della qualità dei mezzi, per cui la scelta di valorizzare la presenza di mezzi di scorta non risulta né illogica né irrazionale.

Quanto all’assegnazione di 16 punti per la nettezza urbana e 3 punti per la raccolta, la logica giustificazione si rinviene nel differente valore dei servizi, rispettivamente di 78.000 € /annui a fronte del servizio di raccolta di € 4.000.000 €/annui.

Tutte le considerazioni riportate circa la disciplina della lex specialis, sono sufficienti per respingere anche il motivo successivo in cui si afferma che l’attribuzione dei punteggi sarebbe avvenuta senza alcuna motivazione.

La valutazione dell’offerta tecnica, in presenza di criteri puntuali e sufficientemente dettagliati – fissati dalla “lex specialis” ai sensi dell’art. 83, d.lg. n. 163 del 2006 – può estrinsecarsi mediante l’attribuzione di punteggi senza la necessità di una ulteriore motivazione, esternandosi in tal caso il giudizio della Commissione “ex se” nella graduazione e ponderazione dei punteggi assegnati in conformità ai criteri.

6) Il sesto motivo verte sulla composizione della commissione: in violazione all’art 84 comma IV d. lgs. 163/2006, un componente, il dott. Gianoglio è dipendente della stazione appaltante e ha operato in rappresentanza del Consorzio nella gestione del precedente appalto, è stato chiamato a redigere varie schede tecniche ed è intervenuto nella fase di richiesta di accesso.

Anche il terzo componente, l’arch. Sobrero avrebbe collaborato nella predisposizione degli atti di gara.

Il motivo non può essere accolto.

L’art 84 comma IV, finalizzato a prevenire il pericolo concreto di possibili effetti distorsivi prodotti dalla partecipazione alle Commissioni giudicatrici di soggetti (progettisti, dirigenti che abbiano emanato atti del procedimento di gara) che siano intervenuti a diverso titolo nella procedura concorsuale definendo i contenuti e le regole della procedura, non preclude la partecipazione di persone che abbiano in precedenza seguito il servizio oggetto della gara.

Anzi, il dipendete che ha svolto una funzione di controllo sul servizio oggetto della gara, acquista una professionalità ed una competenza utile per valutare le offerte

L’art. 84 comma 4 delimita in modo chiaro le ipotesi di incompatibilità dei soli commissari diversi dal Presidente, precludendo la partecipazione ai soggetti che hanno definito i contenuti e le regole della procedura in corso, non di una diversa.

E’ stato tra l’altro precisato che l’incompatibilità a far parte della Commissione giudicatrice di tutti i soggetti che, in quanto dipendenti della stazione appaltante, siano in qualche misura coinvolti, per obbligo di ufficio, nello specifico lavoro, servizio o fornitura che è oggetto dell’appalto, non può desumersi ex se dall’espletamento (da parte del funzionario – componente della Commissione) di incarichi amministrativi o tecnici genericamente riferiti ad altri appalti (Consiglio di Stato, Sezione V, 4 novembre 2014, n. 5441) e, ancor meno, dall’appartenenza dello stesso alla struttura organizzativa preposta (nella fase preliminare di preparazione degli atti di gara e nella successiva fase di gestione) all’appalto stesso.

“L’art. 84, comma 4, del Codice dei contratti pubblici va letto, infatti, in combinato disposto con il successivo comma 8, il quale (per intuibili esigenze di bilancio e di corretta amministrazione delle risorse finanziarie) impone che le stazioni appaltanti utilizzino prioritariamente il proprio personale, così evitando inutili esborsi di denaro” (T.A.R. sez. III Lecce, Puglia, n. 32 del 07/01/2015).

Né può essere rilevante la circostanza il dott. Gianolio abbia partecipato alla fase successiva dell’accesso agli atti, dal momento che, come detto, lo scopo della norma è proprio quello di impedire la nomina in commissione a chi abbia concretamente partecipato alla fase preliminare della formazione degli atti di gara e svolto un’attività idonea ad interferire con il giudizio di merito sull’affidamento dell’appalto, tale da incidere sul processo formativo della volontà che ha condotto alla valutazione delle offerte e da condizionare l’esito della procedura.

7) L’ultimo motivo (rubricato al n. 7), attiene alla questione della conservazione dei plichi durante la fase della gara.

Il motivo è infondato, sia perché dal verbale emerge che il Presidente e il Segretario al termine della prima seduta di gara hanno controfirmato i plichi, chiusi e sigillati e quindi depositati in armadi con chiusura, sia perché parte ricorrente non ha dato alcuna prova di eventuale manomissione.

Infatti la mancanza di una dettagliata indicazione nei verbali di gara delle specifiche modalità di custodia dei plichi e degli strumenti utilizzati per garantire la segretezza delle offerte non costituisce un’autonoma causa d’illegittimità delle operazioni di gara, dovendo invece aversi riguardo al fatto che, in concreto, non si sia verificata l’alterazione della documentazione ( da ultimo Consiglio di Stato, sez. V n. 1166 del 9.3.2015).

9) In conclusione, il ricorso principale va respinto. Consegue da tanto la declaratoria di improcedibilità del ricorso incidentale, in ossequio ai richiamati principi di economia processuale.

Le spese di giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate nel dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Dichiara improcedibile il ricorso incidentale.

Condanna la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio, quantificate nella somma complessiva di € 4.000,00 (quattromila/00), oltre oneri di legge, da ripartirsi in parti uguali (2.000,00 a testa), a favore delle parti costituite, il Consorzio Albese Braidese Servizi Rifiuti – Coabser e il raggruppamento Cooperativa Lavoratori Ausiliari del Traffico L.A.T. – Cooplat con Bra Servizi S.r.l. e De Vizia Transfer S.P.A,,

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 16 aprile 2015 con l’intervento dei magistrati:

Lanfranco Balucani, Presidente

Silvana Bini, Consigliere, Estensore

Ofelia Fratamico, Primo Referendario

    L’ESTENSOREIL PRESIDENTE          

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 15/05/2015

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)