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Sentenza 780 2015

N. 00780/2015 REG.PROV.COLL.

N. 00179/2015 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 179 del 2015, proposto da:
Fri-El Alexandria Società Agricola S.r.l., rappresentata e difesa dagli avv. Germana Cassar, Immacolata Battaglino, Luigi Bernabo’ Brea, con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo, in Torino, Via Sacchi, 44;

contro

Azienda Sanitaria Locale di Alessandria, rappresentato e difeso dagli avv. Carlo Castellotti, Elio Gianni Garibaldi, Maria Daniela Cogo, con domicilio eletto presso la Segreteria del T.A.R. Piemonte in Torino, corso Stati Uniti, 45;
Regione Piemonte, Provincia di Alessandria, non costitute in giudizio;

per l’annullamento

della nota prot. 104607 del 26.11.2014 emessa dal Servizio Veterinario del Sovradistretto Alessandria-Tortona, ricevuta il 3.12.2014, con cui è stato trasmesso alla ricorrente il parere non favorevole alla istanza di riconoscimento presentata dalla stessa relativa a impianto a biogas;

di ogni atto presupposto o connesso, tra cui della nota prot. n. 80739 del 19.9.2014 con cui il Servizio Veterinario prorogava di 30 giorni l’esecuzione del sopralluogo di verifica in attesa delle integrazioni richieste nel corso del sopralluogo del 4.9.2014; della nota prot. n. 84468 dell’1.10.2014 con cui il Servizio Veterinario chiedeva ulteriore documentazione integrativa; della nota prot. 92161 del 22.10.2014; nonché di ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio della Azienda Sanitaria Locale di Alessandria;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 16 aprile 2015 la dott.ssa Silvana Bini e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

La società ricorrente è titolare di un impianto di produzione di energia elettrica alimentato da fonti rinnovabili (biogas da biomasse vegetali) nel Comune di Alessandria, in forza di autorizzazione unica ex art 12 D. Lgs. dell’11 maggio 2012.

In data 6 agosto 2014 veniva rilasciata l’autorizzazione unica in variante alla precedente, per l’utilizzazione, oltre che delle colture vegetali dedicate, anche di effluenti zootecnici di origine bovina, suina e avicola; in essa si prevedeva che la società dovesse ottenere, il riconoscimento ai sensi del Regolamento CE 1069/2009, dal momento che nel piano di alimentazione vengono impiegati sottoprodotti di origine animale.

La società inviava quindi il modello di richiesta, predisposto dalla stessa amministrazione, allegando la documentazione richiesta.

In data 4 settembre 2014 veniva effettuato il sopralluogo dal servizio veterinario dell’ASL, senza tuttavia che ne venisse redatto verbale.

In data 19 settembre 2014 il servizio suddetto comunicava la proroga del termine di conclusione del procedimento, in attesa della documentazione richiesta.

La ricorrente depositava una relazione integrativa, evidenziando le fasi del processo produttivo e le procedure di autocontrollo.

Il servizio sanitario richiedeva, con la nota del 1 ottobre 2014, ancora una relazione per l’indicazione dei percorsi alternativi dei mezzi adibiti al trasporto, la registrazione della ditta contoterzista indicata per il trasporto dei reflui.

La società ricorrente in data 17 novembre 2014 depositava la documentazione sui percorsi alternativi (evidenziando che non erano prospettabili percorsi differenti rispetto a quelli indicati nell’autorizzazione) e forniva gli elementi idonei a dimostrare i requisiti della società contoterzista.

Il settore veterinario esprimeva il parere non favorevole all’istanza di riconoscimento de quo, per i seguenti motivi:

– il decorso del termine per la regolarizzazione delle istanze;

– la mancata indicazione dei servizi igienici in planimetria;

– la non conformità alle prescrizioni del servizio dei percorsi stradali degli automezzi adibiti al trasporto.

Venivano poi riportati ulteriori motivazioni su profili mai esaminati in sede istruttoria:

– l’istanza di registrazione della ditta controterzista non sarebbe conforme perché avrebbe dovuto essere registrata dopo la compilazione dell’allegato T e le procedure di autocontrollo non sarebbero sufficienti per l’assenza del laboratorio accreditato ad eseguire le analisi sul digestato.

Il provvedimento di rigetto della domanda, unitamente agli atti presupposti, è qui gravato, per i seguenti motivi:

1) violazione e falsa applicazione dell’art 10 bis L. 241/90, eccesso di potere per carenza istruttoria e difetto di motivazione: il provvedimento impugnato è stato notificato senza il preavviso di rigetto e contiene una motivazione differente rispetto alle richieste contenute nella due istanze dell’ASL;

2) violazione e falsa applicazione del regolamento CE 1069/2009 e della delibera della Giunta regionale del Piemonte n. 18-6184 del 29 luglio 2013, violazione del divieto di aggravamento; eccesso di potere per difetto di istruttoria, difetto di motivazione, irragionevolezza, ingiustizia manifesta, contraddittorietà: il provvedimento è viziato rispetto ad ogni aspetto della motivazione:

a) con riferimento ai percorsi alternativi: il regolamento non indica i percorsi che gli autoveicoli devono effettuare; la società tra l’altro ha offerto varie indicazione: il servizio veterinario non ha competenza sui percorsi e comunque i percorsi erano già stati indicati nell’autorizzazione;

b) rispetto alla mancata indicazione dei servizi igienici: sono indicati nella planimetria già prodotta (doc. n. 9);

c) quanto alla non conformità dell’istanza di registrazione della ditta controterzista che dovrebbe essere presentata attraverso l’allegato R e ogni automezzo registrato dopo la compilazione dell’allegato T : la società, seppure non necessario, ha prodotto in data 17 novembre 2014 la documentazione richiesta;

d) con riferimento alle procedure di autocontrollo viene rilevato che non sarebbero sufficienti per l’assenza del laboratorio accreditato ad eseguire le analisi sul digestato: mentre a pag. 28 della relazione tecnica del settembre 2015 è stato indicato il laboratorio presso cui verranno effettuate le analisi per il processo di autovalutazione;

3) violazione e falsa applicazione dell’art 34 del regolamento Ce 1069/2009, dell’art 3 dell’ALL. A dell’accordo rep. 20/CU del 7.2.2013 recepito nella delibera regionale n. 18-6184 del 29 luglio 2013; violazione del principio di proporzionalità e di buon andamento; eccesso di potere per irragionevolezza, illogicità manifesta, contraddittorietà e travisamento dei fatti: l’impianto avrebbe dovuto essere escluso dal riconoscimento, perché la delibera regionale all’art 3 ne prevede l’esclusione;

4) violazione dell’art 6 bis L. 241/90; eccesso di potere per sviamento dell’interesse pubblico: il responsabile del servizio veterinario che ha espresso il parere è interessato, in quanto proprietario di un’area limitrofa alla zona di passaggio.

Si è costituta in giudizio, per resistere al ricorso, la Provincia di Alessandria, chiedendo il rigetto del ricorso.

All’udienza del 16 aprile 2015 il ricorso è stato trattenuto a decisione.

DIRITTO

1) La società ricorrente ha impugnato il diniego espresso dal servizio Veterinario dell’Asl sulla domanda finalizzata ad ottenere il riconoscimento ai sensi del regolamento CE 1069/2009.

Come si evince dai fatti, la società era già titolare dell’autorizzazione unica ex art 12 D. Lgs. dell’11 maggio 2012, per l’attività di produzione di energia elettrica alimentato da fonti rinnovabili, con la precisazione che la fonte rinnovabile impiegata doveva essere costituita solo da biomasse vegetali, appositamente coltivate.

In data 6 agosto 2014 veniva autorizzata una variante, al fine di permettere l’utilizzazione, oltre che delle colture vegetali dedicate, anche di effluenti zootecnici di origine bovina, suina e avicola. In detto atto vi è l’espressa condizione di acquisire il riconoscimento ai sensi del Regolamento CE 1069/2009, dal momento che nel piano di alimentazione vengono impiegati sottoprodotti di origine animale.

2) Alla luce di queste precisazioni, si può passare all’esame dei singoli motivi.

Il primo motivo attiene al procedimento: contesta parte ricorrente la violazione dell’art 10 bis L. 241/90, poiché il provvedimento impugnato è stato notificato senza il preavviso di rigetto e contiene una motivazione differente rispetto alle richieste contenute nella due istanze dell’ASL.

Questo profilo è fondato: il diniego si configura come atto plurimotivato, ma mentre per alcuni ragioni è stato garantito il contrattaddittorio, altre ( mancata indicazione dei servizi igienici, idoneità della registrazione dei mezzi di trasporto, procedura di autocontrollo del laboratorio accreditato ad eseguire analisi), sono state introdotte per la prima volta nel diniego.

Il mancato invio del preavviso di rigetto ha certamente impedito alla società di produrre documentazione per dimostrare la sussistenza dei requisiti, ovvero per dimostrare che quanto richiesto era già in atti.

L’art. 10 bis ha infatti il precipuo scopo di creare il contraddittorio con i destinatari degli effetti dei provvedimenti sia al fine di consentire il diritto di difesa sia per acquisire ogni utile elemento in modo da ridurre il rischio di motivazioni inadeguate (T.A.R. Lombardia Brescia, sez. I, 09 giugno 2009, n. 1190).

Né può ritenersi applicabile, come sostiene la difesa dell’Asl, l’art 21 octies L. 241/90, dal momento che si tratta di una attività discrezionale e l’Amministrazione non ha dimostrato in giudizio che il contenuto del provvedimento, quand’anche la partecipazione vi fosse stata, non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato.

3) Al pari fondata è la seconda censura, laddove si lamenta il difetto di istruttoria e di motivazione, nonché la violazione del divieto di aggravamento del procedimento.

L’Amministrazione non ha svolto un esame approfondito della relazione prodotta e della relativa documentazione allegata alla domanda e complessivamente, nè vi è stata una disponibilità nella ricerca della soluzione alternativa, in ossequio al divieto di inutile aggravamento del procedimento amministrativo ex art. 1 comma 2, l. n. 241 del 1990.

Ciò in particolare per quanto attiene al profilo del percorso dei mezzi: è indubbio che già al momento del rilascio dell’autorizzazione principale fosse stato previsto un percorso di trasporto del digestato; ora, stante la differente natura del digestato, legittimamente l’ASL ha richiesto una precisa indicazione del percorso, ma ha omesso di rappresentare le ragioni per cui non riteneva idoneo il percorso proposto, ripetitivo tra l’altro di quello da sempre effettuato.

Né sono state spiegate le ragioni per cui non si imponeva una soluzione alternativa, che comportava un aumento di chilometri e un passaggio che, prima facie risulta irrazionale, in quanto interessa una zona centrale (attraversando la località Filippona), in luogo di quello precedente che invece è posto a confine dell’abitato.

Ugualmente segno di una istruttoria carente e approssimativa è la contestazione circa i servizi igienici: la Provincia contesta l’assenza di servizi, quando già erano stati raffigurati nella planimetria allegata alla domanda di riconoscimento e nella relazione tecnica.(doc. n. 9 e 10 di parte ricorrente).

Nelle ulteriori ragioni di rigetto viene contestata la carenza di documentazione amministrativa (l’allegato R, l’allegato T e l’accertamento sul laboratorio): si tratta però di documenti che sono stati prodotti, seppur dopo il sollecito degli uffici.

Dalla lettura complessiva delle fasi del procedimento, emerge l’assenza di una condotta “reciproca”, ispirata al principio di leale collaborazione: l’amministrazione doveva valutare ed esaminare compiutamente la documentazione della società, la società avrebbe dovuto assolvere tempestivamente e puntualmente alle richieste, al fine di giungere in tempi ragionevoli, alla conclusione del procedimento e all’accertamento dei presupposti necessari per ottenere il riconoscimento richiesto.

4) Per le ragioni sopra riportate, il ricorso va accolto, con conseguente annullamento della nota prot. 104607 del 26.11.2014 emessa dal Servizio Veterinario del Sovradistretto Alessandria-Tortona.

Le spese di giudizio possono essere compensate, stante la complessità della materia e della evoluzione dei fatti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie per l’effetto annulla la nota prot. 104607 del 26.11.2014 emessa dal Servizio Veterinario del Sovradistretto Alessandria-Tortona.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 16 aprile 2015 con l’intervento dei magistrati:

Lanfranco Balucani, Presidente

Silvana Bini, Consigliere, Estensore

Ofelia Fratamico, Primo Referendario

    L’ESTENSOREIL PRESIDENTE          

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 15/05/2015

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)