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Sentenza 804 2015

N. 00804/2015 REG.PROV.COLL.

N. 00760/2014 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 760 del 2014, integrato da motivi aggiunti, proposto da:
Comune di Traversella, Comune di Borgiallo, Comune di Castelnuovo Nigra, Comune di Rueglio, Comune di Tavagnasco, Comune di Vidracco, Comune di Meugliano, Comune di Casteldelfino, Comune di Entracque, Comune di Envie, Comune di Marsaglia, Comune di Martiniana Po, Comune di Piasco, Comune di Pontechianale, Comune di Revello, Comune di Roaschia, Comune di Rossana e Comune di Sampeyre, ciascuno in persona del Sindaco p.t., rappresentati e difesi dagli avv.ti Jacopo Gendre e Paolo Scaparone, con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo in Torino, Via S. Francesco d’Assisi, 14;

contro

Regione Piemonte, in persona del Presidente p.t., rappresentata e difesa dall’avv. Pier Carlo Maina, con domicilio eletto presso il suo studio in Torino, piazza Castello, 153;
Unione Montana dei Comuni della Valle Varaita;

nei confronti di

Vacha Monica Maria Bianca,
Giaccheri Giorgio,
Ricci Andrea,
Fabrizio Baudino;

per l’annullamento

del decreto del Presidente della Giunta regionale 31.3.2014 n. 32, pubblicato sul BUR del 3.4.2014, recante “Comunità montana Val Chiusella, Valle Sacra e Dora Baltea Canavesana. Nomina del Commissario”;

del decreto del Presidente della Giunta regionale 31.3.2014 n. 31 pubblicato sul BUR del 3.4.2014, recante “Comunità montana Alto Tanaro Cebano Monregalese. Nomina del Commissario”;

del decreto del Presidente della Giunta regionale 15.4.2014 n. 43, pubblicato sul BUR il 17.4.2014, rwecante “Comunità montana Valli del Monviso. Nomina del Commissario”;

del decreto del Presidente della Giunta regionale 15.4.2014 n. 45, pubblicato sul BUR il 17.4.2014, recante “Comunità montana delle Alpi del Mare. Nomina del Commissario”

di tutti gli atti antecedenti, preordinati, consequenziali e comunque connessi del procedimento rilevante e, della nota del Presidente della Regione Piemonte 21.3.2014 prot. n. 3677.

con i motivi aggiunti depositati il 10/02/2015, per l’annullamento

– della deliberazione della Giunta Regionale 18/11/2014 n. 1-568;

– del decreto del Presidente della Giunta regionale 29/12/2014 n.151;

– del decreto del Presidente della Giunta regionale 29/12/2014 n.149;

– decreto del Presidente della Giunta regionale 29/12/2014 n.148;

– decreto del Presidente della Giunta regionale 29/12/2014 n.145;

– di tutti gli atti antecedenti, preordinati, consequenziali e connessi.


Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio della Regione Piemonte;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 19 marzo 2015 la dott.ssa Ofelia Fratamico e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

Con ricorso notificato nelle date del 30.05.2014 e del 4.06.2014 i Comuni indicati in epigrafe hanno chiesto al Tribunale di annullare, previa sospensione dell’efficacia, i decreti del Presidente della Giunta Regionale nn. 31 e 32 del 31.03.2014 e nn. 43 e 45 del 15.04.2014 di nomina dei Commissari delle Comunità Montane Val Chiusella Valle Sacra e Dora Baltea Canavesana, Alto Tanaro Cebano Monregalese, Valli del Monviso e delle Alpi del Mare, nonché tutti gli atti antecedenti, preordinati, consequenziali e comunque connessi del procedimento.

Contro gli atti impugnati i ricorrenti hanno dedotto 1) illegittimità costituzionale degli artt. 4 e 6 della l. Reg. Piemonte n. 3/2014 “Legge sulla montagna”, per violazione dei principi di democraticità e di rappresentatività politica in relazione agli artt. 1 e 123 della Costituzione e 20 e 53 dello Statuto della Regione Piemonte; 2) illegittimità costituzionale degli artt. 4 e 6 della l. Reg. Piemonte n. 3/2014 “Legge sulla montagna”, per violazione dei principi di buon andamento, ragionevolezza e corrispondenza tra funzioni trasferite e risorse necessarie ad esercitarle, in relazione agli artt. 3, 97 e 119 della Costituzione.

Il 7.07.2014 si è costituita in giudizio la Regione Piemonte, eccependo l’inammissibilità e, in ogni caso, l’infondatezza nel merito del ricorso avversario.

Alla camera di consiglio del 10.07.2014, fissata per la discussione della sospensiva, i ricorrenti hanno chiesto che ogni questione fosse esaminata congiuntamente al merito del ricorso.

Con atto depositato il 10.02.2015 i ricorrenti hanno presentato motivi aggiunti contro la deliberazione della Giunta Regionale del 18.11.2014 n. 1-568 “Decreto-legge 6 luglio 2012 n. 95, convertito in l. 7 agosto 2012 n. 135; L.R. 28.09.2012 n. 11 art. 8; L.R. 14.03.2014 n. 3, art. 9 – Adozione della Carta delle forme associative del Piemonte – Primo stralcio” e contro i decreti del Presidente della Giunta Regionale nn. 145, 148, 149 e 151 del 29.12.2014 di proroga degli incarichi dei Commissari.

All’udienza pubblica del 19.03.2014 la causa è stata, quindi, trattenuta in decisione.

DIRITTO

I Comuni ricorrenti che, nell’ambito della riorganizzazione del territorio montano disposta dal legislatore regionale in attuazione delle norme statali, non hanno optato per l’adesione ad alcuna Unione Montana, preferendo la forma associativa della Convenzione, hanno dedotto di subire un grave pregiudizio dal nuovo assetto istituzionale della montagna, ricevendo il conferimento di funzioni già spettanti alle Comunità Montane, senza la possibilità, però, di trarre finanziamento per lo svolgimento di esse dal Fondo regionale per la montagna (destinato all’85% alle Unioni montane di Comuni).

Con il ricorso in epigrafe i suddetti Comuni hanno impugnato i decreti di nomina dei Commissari delle Comunità Montane in quanto primi provvedimenti attuativi della legge regionale n. 3/2014 che, a loro parere, presenterebbe diversi profili di illegittimità costituzionale quali 1) l’essere stata approvata dal Consiglio Regionale successivamente alla pubblicazione delle decisioni del TAR Piemonte (Sez. I, 15.01.2014 n. 66) e del Consiglio di Stato (Sez. V, 17.02.2014 n. 755) di annullamento di tutti gli atti del procedimento elettorale che ne avevano determinato la composizione nelle elezioni del 2010 e in violazione degli artt. 1 e 123 della Costituzione, nonché dei principi generali in materia di poteri del Consiglio Regionale in caso di annullamento delle elezioni; 2) l’essere in contrasto con il principio di corrispondenza tra le funzioni trasferite e le risorse necessarie ad esercitarle e di buon andamento dell’Amministrazione, nella parte in cui non include i Comuni montani non aderenti ad alcuna Unione tra i beneficiari del Fondo regionale per la montagna.

Tali questioni nel presente giudizio – che ha ad oggetto, in primo luogo, i decreti di nomina dei Commissari delle Comunità montane ai sensi degli artt. 12 e 14 della legge regionale n. 11/2012, rimasti immutati a seguito dell’entrata in vigore della legge regionale n. 3/2014 – sono prive del requisito della rilevanza, cioè dell’indispensabilità dell’applicazione delle norme contestate ai fini della decisione della controversia.

Come puntualmente evidenziato dalla difesa della Regione, l’eventuale espunzione dall’ordinamento delle norme contenute nella legge regionale n. 3/2014, di cui viene denunciata l’incostituzionalità, non inciderebbe affatto sui provvedimenti amministrativi impugnati, che si fondano sugli artt. 12 e 14 della legge regionale n. 11/2012 e, soprattutto, la lamentata lesione finanziaria dei ricorrenti non risulta discendere in nessun modo dalla nomina dei Commissari.

Da qui l’irrilevanza delle prospettate questioni di legittimità costituzionale, che rappresentano l’unico vizio denunciato in relazione agli atti impugnati con il ricorso introduttivo.

Le stesse argomentazioni valgono per i motivi aggiunti proposti dai Comuni ricorrenti contro i decreti di proroga dell’incarico dei Commissari e contro la DGR n. 1-568 del 18.11.2014 di approvazione del Primo Stralcio della Carta delle forme associative del Piemonte, adottati anch’essi, in primo luogo, ai sensi della legge regionale n. 11/2012, rispetto ai quali appare ugualmente difficile individuare un interesse concreto ed attuale dei Comuni ricorrenti all’impugnazione sotto il denunciato profilo dell’impossibilità di accedere al Fondo per la montagna.

In conclusione, il ricorso ed i motivi aggiunti devono essere, dunque, integralmente rigettati.

Per la particolarità della controversia e per la novità delle questioni trattate sussistono, però, in ogni caso, giusti motivi per compensare tra le parti le spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima)

definitivamente pronunciando,

– rigetta il ricorso introduttivo ed i motivi aggiunti;

– compensa le spese.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità Amministrativa.

Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 19 marzo 2015 con l’intervento dei magistrati:

Lanfranco Balucani, Presidente

Ofelia Fratamico, Primo Referendario, Estensore

Ariberto Sabino Limongelli, Primo Referendario

    L’ESTENSOREIL PRESIDENTE          

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 15/05/2015

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)