Cerca

Indietro

Sentenza 807 2015

N. 00807/2015 REG.PROV.COLL.

N. 00222/2013 REG.RIC.

logo

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 222 del 2013, integrato da motivi aggiunti, proposto da:
Mida Impianti S.r.l., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avv.ti Gian Luca De Ruvo, Enrico Muffatti ed Alberto Ferreri, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Chiara Gatto in Torino, Via De Sonnaz 14;

contro

Azienda Ospedaliera Città della Salute e della Scienza di Torino, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’avv. Silvia Di Palo, con domicilio eletto presso il suo studio in Torino, corso Bramante, 88;

nei confronti di

A.T.I. Alga S.r.l. – N.G. Costruzioni;

per l’annullamento

– della nota 24.1.2013, prot. n. 10393, della Azienda Ospedaliera Città della Salute e della Scienza di Torino a firma del Direttore della S.C., avente ad oggetto approvvigionamento centralizzato di beni, servizi e lavori, di comunicazione annullamento delle determinazioni n. 1938/2012 del 10.12.012 n. 2069 del 17.12.2012 e fissazione di nuova seduta pubblica per la determinazione della soglia di anomalia e conseguente nuova aggiudicazione per il giorno 5.2.2013;

– di ogni altro atto presupposto, consequenziale e/o comunque connesso e/o dipendente, in particolare della nota 31.1.2013, prot. n. 13704, nonché del bando e del disciplinare di gara;

con i motivi aggiunti, depositati il 16.4.2013:

– della nota 4/3/2013, prot. n. 27210, della Azienda Ospedaliera Città della Salute e della Scienza di Torino a firma del Direttore della S.C. interaziendale acquisizioni servizi, service, noleggio e lavori, con la quale è stata trasmessa la determinazione n. 239/2013 di annullamento dell’aggiudicazione delle opere in oggetto ed è stato comunicato che con la deliberazione n. 206/2013 del 25.2.2013 è stato disposto l’annullamento dell’intera procedura di gara;

– della deliberazione 25.2.2013 n. 2013, con la quale sono stati annullati d’ufficio la deliberazione n. 59/2012 del 24.7.2012 di indizione della procedura di gara, tutti gli atti conseguenti conclusi, compresi i verbali della Commissione di gara, le determinazioni dirigenziali nn. 1938/2012 del 10.10.2012, 2069/2012 del 17.12.2012 e 239/2013 del 22.1.2013;

– di ogni altro atto presupposto, consequenziale e/o comunque connesso e/o dipendente;


Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Azienda Ospedaliera Città della Salute e della Scienza di Torino;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Visti gli artt. 74 e 120, co. 10, cod. proc. amm.;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 2 aprile 2015 la dott.ssa Ofelia Fratamico e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

Con ricorso notificato il 22.02.2013 ed il 23.02.2013 la Mida Impianti s.r.l. ha chiesto al Tribunale di annullare, previa sospensione dell’efficacia, a) la nota del 24.01.2013 con la quale l’Azienda Ospedaliera Città della Salute e della Scienza di Torino aveva comunicato di aver provveduto, in relazione alla gara indetta per i lavori di ristrutturazione dei locali collocati al terzo piano dell’Ospedale Sant’Anna, destinati a reparto di ginecologia ed ostetricia, ad annullare le determinazioni n. 1938/2012 del 10/12/2012 e DT n. 2069 del 17.12.2012 e a fissare la nuova seduta pubblica per l’individuazione della soglia di anomalia e conseguente nuova aggiudicazione per il giorno 5.02.2013; b) ogni altro atto presupposto, consequenziale e/o comunque connesso e/o dipendente e, in particolare, la nota 31.01.2013 con la quale l’A.O. aveva rinviato la seduta pubblica del 5.02.2013 al 25.02.2013, nonché il bando ed il disciplinare di gara.

Avverso gli atti impugnati la ricorrente ha dedotto 1) violazione di legge, in relazione all’art. 79 del d.lgs. n. 163/2006, eccesso di potere sotto il profilo della perplessità del provvedimento, incompetenza; 2) violazione di legge con riguardo all’art. 357 del DPR n. 207/2010 commi 16 e 17 come modificato dall’art. 1 comma 1 del d.l. n. 73/2012, al DPR n. 34/2000, Allegato A, violazione della lex specialis, del capitolato speciale d’appalto, artt. 4, 5 e 6, difetto di istruttoria, mancato o erroneo esame delle attestazioni di qualificazione SOA, insufficienza, carenza di motivazione.

Il 29.03.2013 si è costituita in giudizio l’Azienda Ospedaliera Città della Salute e della Scienza di Torino, eccependo l’improcedibilità e, nel merito, in ogni caso, l’infondatezza del ricorso avversario.

Con atto depositato il 16.04.2013 la ricorrente ha proposto motivi aggiunti, corredati di istanza cautelare, contro a) la nota dell’A.O. del 4.03.2013 con la quale era stata trasmessa la determinazione n. 239/2013 di annullamento dell’aggiudicazione delle opere ed era stato comunicato che, con deliberazione n. 206/2013 del 25.02.2013, era stato disposto l’annullamento dell’intera procedura; b) la stessa deliberazione n. 206/2013 del 25.02.2013 di annullamento di tutta la gara; c) ogni atto presupposto, consequenziale e/o connesso.

A sostegno di tale nuova impugnazione la ricorrente ha dedotto 1) incompetenza; 2) eccesso di potere per genericità, contraddittorietà della deliberazione, sviamento, violazione del principio di conservazione dell’effetto utile degli atti giuridici, dei principi di economicità e buon andamento dell’azione amministrativa, difetto di istruttoria, carenza e contraddittorietà della motivazione.

Con ordinanza n. 197/2013 del 10.05.2013 il Collegio ha rigettato la richiesta di sospensiva.

All’udienza pubblica del 2.04.2015 la causa è stata, infine, trattenuta in decisione.


Alla luce dell’espresso annullamento in autotutela, con deliberazione n. 206/2013, del provvedimento con il quale l’Azienda Ospedaliera Città della Salute e della Scienza di Torino aveva annullato l’aggiudicazione alla ricorrente della gara per l’affidamento dei lavori di ristrutturazione dei locali del terzo piano dell’Ospedale S. Anna, destinati al reparto di ginecologia ed ostetricia, il ricorso introduttivo con cui Mida Impianti s.r.l. aveva impugnato tale atto deve essere dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, come riconosciuto, del resto, dalla stessa ricorrente.

Quanto ai motivi aggiunti svolti avverso la parte della deliberazione n. 206/2013 relativa all’annullamento dell’intera procedura di gara, a partire dal bando, essi, a prescindere dalle eccezioni di nullità per notifica all’Azienda Ospedaliera presso la sua sede anziché presso il domicilio del procuratore costituito e di improcedibilità per omessa impugnazione della nuova procedura indetta dall’Amministrazione per i medesimi lavori, sono infondati e devono essere rigettati.

Con il primo motivo la ricorrente ha eccepito l’incompetenza del Direttore Generale dell’A.O., dott. Angelo Del Favero, ad adottare la determinazione n. 206/2013 che, a suo dire, avrebbe dovuto essere assunta o dal Responsabile Unico del Procedimento o, al massimo, dal Direttore della Struttura Complessa.

Tale censura non può essere condivisa in considerazione del fatto che la gara era stata bandita proprio con una delibera del Direttore Generale, cui competono “nell’ambito dell’attività contrattuale, … i poteri di governo e di alta amministrazione … mediante l’adozione di provvedimenti amministrativi” (cfr. Atto Aziendale, doc. n. 16 del’Amministrazione) e “tutti i poteri di gestione, nonché la rappresentanza dell’Unità Sanitaria Locale” (cfr. d.lgs. n. 502/92, art. 3, comma 6).

Da tale punto di vista l’annullamento dell’intera procedura, in quanto contrarius actus, non poteva che spettare allo stesso organo.

Come evidenziato, poi, dal Consiglio di Stato in un caso per certi aspetti similare, (cfr. Cons.St., Sez.III, 31.01.2014 n. 467) nell’ipotesi de qua “non si discute di un atto rientrante nella routine ordinaria, bensì di un atto relativamente eccezionale, quale il recesso da una gara già pervenuta all’aggiudicazione provvisoria, e per un importo assai rilevante. Le motivazioni del recesso erano date da valutazioni di opportunità amministrativa … Tali valutazioni almeno in parte soverchiavano le competenze e le responsabilità tipiche del dirigente dell’ufficio contratti e acquisizioni. È quindi naturale che sul punto si sia pronunciato l’organo di indirizzo e che questo si sia assunto (per quanto di sua competenza) la responsabilità della decisione”.

Con la seconda doglianza dei motivi aggiunti la ricorrente ha, invece, dedotto “la genericità, la perplessità, la contraddittorietà rispetto a precedenti determinazioni e la violazione dei principi di conservazione dell’effetto utile degli atti giuridici, espressione dei principi di economicità e buon andamento” dell’annullamento dell’intera procedura da parte dell’Amministrazione che, riscontrata un’incongruenza nella fase di valutazione dell’ammissibilità delle offerte, “avrebbe dovuto riesaminare le domande dei partecipanti, le documentazioni da essi prodotte, le dichiarazioni e la dimostrazione dei requisiti afferenti sia il potenziale appaltatore che i subappaltatori”, “escludere i partecipanti che, non possedendo in proprio e in toto i requisiti, non avessero indicato l’impresa subappaltatrice, dimostrando i requisiti in capo a quest’ultima” e “procedere alla rideterminazione della soglia di anomalia ed alla conseguente aggiudicazione” e non azzerare tutta la gara anche nelle fasi in nessun modo incise dall’errore.

Anche tale censura non può essere accolta: nella deliberazione n. 206/2013 l’A.O. ha, in verità, puntualmente esposto le ragioni alla base dell’annullamento dell’intera gara, costituite 1) dal principio, affermato dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 2508 del 2.05.2012, dell’ “obbligo del concorrente che non sia in possesso delle qualificazioni necessarie per l’esecuzione in via autonoma delle lavorazioni oggetto dell’appalto di effettuare la dichiarazione … (di subappalto) con l’indicazione dell’impresa subappaltatrice (nonché la dimostrazione in capo a quest’ultima dei requisiti di qualificazione), 2) dal fatto che “l’incompleta o erronea dichiarazione del concorrente relativa all’esercizio della facoltà di subappalto è suscettibile di comportare l’esclusione dello stesso dalla gara nel caso in cui questo risulti sfornito in proprio della qualificazione per le lavorazioni che ha dichiarato di voler subappaltare”, 3) dalla consapevolezza della circostanza per cui “in ossequio a quanto sopra detto, (nella gara in questione) le ditte non in possesso della qualificazione necessaria per l’esecuzione in via autonoma delle lavorazioni oggetto del subappalto (tra le quali avrebbe potuto trovarsi anche la ricorrente) avrebbero dovuto essere escluse qualora la dichiarazione di subappalto, se pur presentata in forma generica, non avesse riportato l’indicazione della ditta subappaltatrice”.

Per assicurare alla procedura la massima (ed utile) partecipazione, nonché agli interessati la possibilità di concorrere effettivamente per l’affidamento del servizio senza essere esclusi per un errore che avrebbe potuto essere facilmente evitato da un bando più esplicito sul punto e da dichiarazioni di subappalto più puntuali, l’A.O. ha, dunque, scelto di annullare d’ufficio tutti gli atti e di ripetere ex novo la gara fin dalla sua indizione, esercitando, così, un potere discrezionale che appare assai ampio e che non risulta censurabile in assenza di evidenti indici di incongruenza o di travisamento dei fatti.

Come evidenziato, infatti, dalla costante giurisprudenza amministrativa “in materia di appalti vige il principio generale per cui le stazioni appaltanti hanno il potere di ritirare gli atti di gara, attraverso gli strumenti della revoca e dell’annullamento, in presenza di ragioni di pubblico interesse o di vizi di merito e di legittimità, nel generale principio dell’autotutela della p.a. Pertanto, dopo l’avvio della procedura di scelta del contraente e sino a quando non sia intervenuta l’aggiudicazione, rientra nella potestà discrezionale dell’Amministrazione disporre la revoca del bando di gara e degli atti successivi in presenza di concreti motivi di interesse pubblico, opportunamente e debitamente esplicitati, tali da rendere inopportuna o comunque da sconsigliare la prosecuzione della gara stessa” (cfr, ex multis, T.A.R. Trento, Sez. I, 30 luglio 2009 n. 228, TAR Sardegna, Sez. I, 4 dicembre 2013 n. 820).

In base alle argomentazioni che precedono, il ricorso per motivi aggiunti deve essere, in conclusione, come detto, integralmente rigettato.

Per la complessità delle questioni trattate, concernenti mutamenti degli orientamenti giurisprudenziali ed il reiterato utilizzo da parte dell’Amministrazione del potere di autotutela, sussistono, però, in ogni caso, giusti motivi per compensare tra le parti le spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima)

definitivamente pronunciando,

– dichiara improcedibile il ricorso introduttivo;

– rigetta i motivi aggiunti;

– compensa tra le parti le spese di lite.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità Amministrativa.


Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 2 aprile 2015 con l’intervento dei magistrati:

Lanfranco Balucani, Presidente

Silvana Bini, Consigliere

Ofelia Fratamico, Primo Referendario, Estensore

    L’ESTENSOREIL PRESIDENTE          

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 15/05/2015

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)